Rotta

giovedì 31 gennaio 2019

Vi spiego Sanji per la prima volta in Italia



C'è una cosa – tra tante – che mi ha sempre fatto riflettere, e negli ultimi mesi più che mai.
In passato la Cosiddetta (Community) è stata travolta da una guerra ormai divenuta leggendaria, combattuta a suon di "Sanji figlio di Rayleigh" e "Zoro ha il collo più grosso". La diatriba riguardante Sanji e Zoro vice-capitani ha paradossalmente unito più gruppi di creator della Cosiddetta, finché le due stesse fazioni principali collaborarono per creare il GG ONE PIECE NETWORK, la pagina più innovativa e fruttuosa di quel periodo (si parla ormai di cinque anni fa). Il Laboratorio di Vegapunk era già attivo ai tempi e penso quindi di avere i giusti punti di vista interni ed esterni sulla questione. Ma cos'è che mi ha sempre fatto riflettere, negli ultimi mesi più che mai? Ebbene, che a parlare siano stati zoriani o sanjisti nessuno, e sottolineo NESSUNO, ha mai compreso veramente il personaggio di Sanji.

Luffy, Zoro e Nami si trovano al largo delle Gecko Islands dopo essersi lasciati alle spalle Syrup Village, luogo nel quale hanno affrontato un'avventura (quasi) mortale e guadagnato l'essenziale Usopp all'interno della Ciurma di Cappello di Paglia. Beh, essenziale si fa per dire. La particolarità che ha sempre distinto anche il più acerbo Eiichiro Oda da altri autori di battle shonen è la cura e la passione impiegate nel narrare i personaggi, sovrastando delle volte anche il lato meramente combattivo delle vicende. Il personaggio e la storia di Usopp ne sono un esempio. Non è un caso che nel capitolo successivo alla partenza di Luffy da Syrup, Oda cerchi di sottolineare in ogni modo l'utilità pratica del personaggio all'interno della ciurma, compensando quel lato lasciato un po' in disparte in favore di un personaggio cui semplicemente aveva voglia di scrivere. Oda ha sicuramente idea di come caratterizzare Usopp lungo il viaggio, pensa possa diventare un personaggio interessante e importante e sa che gli ci vorrà del tempo per ottenere questi risultati. Il lettore, però, deve essere convinto dell'ingresso di un gracile bugiardo nel cast fisso da subito, immediatamente. Ecco quindi che il (futuro) coraggioso guerriero dei mari realizza il jolly roger che caratterizzerà per sempre lo scalmanato gruppo di ragazzi e dimostra inoltre di essere un provetto cannoniere, tanto che Luffy sentenzierà: "Tu sarai il nostro cecchino!"; ribadendo e sottolineando il ruolo del personaggio sulla nave pirata.
Tutto molto interessante, tutto ben studiato... Ma Oda ha già capito che qualcosa non va: la Ciurma di Cappello di Paglia sta per entrare all'interno della Grand Line, il luogo in cui scorrazzano le più temibili ciurme che siano mai esistite, il posto in cui l'inferno si manifesta in terra e gli uomini perdono la volontà di combattere. Luffy e Zoro non bastano a fronteggiare da subito tutte le avversità promesse ai lettori, pur essendo già molto forti, e Nami e Usopp necessitano di un calmo e progressivo sviluppo delle proprie abilità non sovrumane (anticipare qualche dote combattiva danneggerebbe i personaggi stessi). E non solo! La ciurma non potrà più sperare di soggiornare in qualche isoletta per rifocillarsi o riposare, cuochi e dottori dovrebbero essere essenziali su una nave.
Alle porte della Grand Line, dunque, era essenziale introdurre nell'equipaggio un nuovo componente capace non solo di assurgere a una funzione chiave e necessaria all'interno di una ciurma, ma anche di menare come un fabbro indietro col lavoro. Nel capitolo 43, ci viene dunque presentato Sanji, il cuoco talmente devoto all'arte culinaria da combattere esclusivamente con le gambe per salvaguardare le preziose mani.

Il personaggio di cui aveva bisogno Oda, o meglio, di cui aveva bisogno ONE PIECE in quel momento della storia era quindi già perfettamente delineato. In pochi capitoli, in una manciata di pagine dei primi volumi della saga del Baratie, il personaggio di Sanji si rivela incline alla visione del mondo di Luffy, illustra una naturale contrapposizione visiva e culturale con Zoro, rivela inaudita spontaneità con tutta la ciurma di Cappello di Paglia. La genuinità degli interventi di Sanji in relazione alle azioni quotidiane dello sgangherato equipaggio di quella modestissima caravella dimostrano la completezza del nuovo personaggio e, nuovamente, l'apprezzabile tecnica di scrittura di Oda. Rileggendo a posteriori quei capitoli, con la totale intimità acquisita nel frequentare il personaggio per venti intensi anni di lettura, verrebbe da dire che Sanji abbia navigato fin dall'inizio con quella sottospecie di armata Brancaleone che si è presentata alle porte (si fa per dire) del Baratie.
Questa completezza non permette però al personaggio di Sanji di avere un ruolo particolarmente rilevante all'interno della sua saga di presentazione, se comparato con i due già affermati protagonisti Luffy e Zoro. Ebbene sì, nonostante la saga introduca ed esplichi alcuni aspetti del carattere e della psicologia del personaggio, essa narra principalmente del divario pratico che vi è tra la ciurma di Cappello di Paglia e la Grand Line. È al Baratie, infatti, che Luffy vedrà quanto effettivamente narrato da Gaimon a proposito di quel terribile tratto di mare che dovrà presto affrontare (osservando i resti della flotta di Krieg) e sarà la Grand Line stessa a raggiungere prematuramente lui e i suoi compagni (presentandosi col nome di Dracule Mihawk). Dopo anni di letture, il Paradiso viene dato quasi per scontato, ma all'epoca questi avvenimenti erano equiparabili al momento in cui la ciurma raggiunse la Red Line, dopo gli eventi di Thriller Bark, e venne sopraffatta dai significati che tale traguardo rappresentava. E così come Luffy e Zoro non mancheranno un passo per attraversare adeguatamente il Nuovo Mondo, anche al Baratie non si tirano indietro nel dimostrare a Krieg in cosa peccano le sue convinzioni e nel distinguersi agli occhi di Mihawk da tutti gli esaltati che issano una bandiera nera tra fatuo e vanagloria (di altre implicazioni delle disavventure al Baratie ne parlammo un paio di articoli addietro). In tutto questo il ruolo di Sanji si limita al puro telecronismo sportivo, badando bene di sottolineare quanto abbia un piede nella disillusione totale rispetto ai componenti della ciurma di Luffy. Anche il decantato rapporto tra Sanji e Gin risulta più un contorno per rafforzare un personaggio (Gin, appunto) che riesce benissimo a reggersi in piedi da solo e ad amalgamarsi adeguatamente ai discorsi principali riguardanti la Grand Line, ponendovi inoltre il punto definitivo della discussione.
Quanto finora espresso sulla figura di Sanji e il suo reale contributo all'interno della saga del ristorante del mare, a mio modo di vedere, descrivono perfettamente quello che sarà il personaggio per tutta la traversata della "Rotta Maggiore". Parliamo di un personaggio di indubbio appeal estetico – epidermico, "a pelle" – che tenterà più e più volte di rincorrere strenuamente la strada del protagonismo, riscontrando tuttalpiù quanto la realtà sia poco incline a favoritismi di sorta. Ironicamente, Sanji constaterà spesso quanto il suo contributo sia più decisivo e distinguibile nei momenti in cui abbandona il palcoscenico.

A conti fatti, finora sento di aver parlato molto bene del personaggio di Sanji. Probabilmente ciò non sarà riscontrabile da tutti, ma vi assicuro che il mio discorso si è dipanato – e proseguirò nel farlo – in un campo di cui discutiamo spesso. Ovvero che un personaggio, per risultare apprezzabile e interessante, non necessariamente deve compiere gesta che lo portino davanti alla gratificazione assoluta del suo pubblico. Ne abbiamo parlato recentemente con le disavventure di Sakazuki alla cattedra della Marina e lo accenniamo spesso parlando di quello "stronzo, egoista, bastardo" che è Luffy, il protagonista assoluto delle vicende.
Lo stesso discorso si applica, come dicevo, al personaggio di Sanji che ha permesso alla Ciurma di Cappello di Paglia di acquisire un cuoco molto capace nel combattimento (per le esigenze esposte poc'anzi) e un bimbo capriccioso sempre in cerca di attenzioni e propenso a molte forme di discriminazione che variano dal razzismo all'omofobia, passando per la misoginia sviluppatasi come conseguenza di una malsana divinizzazione della figura della donna.
"Wut?"
Andiamo con ordine.

Come espresso e anticipato, il personaggio di Sanji è caratterizzato da un appeal grafico abbastanza strutturato e schematizzato all'interno dell'organismo principale composto dalla ciurma di Cappello di Paglia. Mediante la figura del galante cavaliere occidentale, Sanji si contrappone spontaneamente alla figura dell'aspro samurai orientale che incarna Zoro; due figure che, a dire il vero, nella cultura pop rappresentano lo stesso tipo di stereotipo sottoposto semplicemente a due filosofie e culture differenti, quelle occidentali e quelle orientali, per l'appunto. Il discorso è ampiamente semplificato perché non è mia intenzione mettere realmente a confronto queste due figure che si trovano, "casualmente", nel gruppo protagonista di ONE PIECE, bensì quella di sfruttare Zoro per sottolineare la prima delle numerose caratteristiche di Sanji che nel tempo sono state perlopiù fraintese, almeno dal lettore italiano.
Con l'inizio della saga di Wano, numerose sono state le critiche negative rivolte a Zoro. Il motivo del rimprovero, nuovamente, si è concentrato sulle azioni dello spadaccino, accusato di non rispettare quanto pattuito con i compagni per pura ostentazione di forza e mascolinità. Insomma, Zoro è stato accusato di fare il figo. Il fatto a cui faccio riferimento riguarda la già ampiamente discussa esecuzione di Zoro, che ha portato il personaggio ad abbandonare la propria missione per ribaltare la sua esecuzione contro lo stesso magistrato corrotto che lo accusava. Non starò nuovamente a spiegare perché quella situazione risulti pienamente sensata (arrivati a questo punto spiegarlo non è nemmeno più un mio compito, è un problema del lettore), ma è bene ricordare che le scelte di Zoro sono dettate nientemeno che da istinto e disciplina. Zoro non esegue delle azioni per farsi notare o per circoscrivere volutamente un suo momento all'interno di una vignetta, di un momento; Zoro esegue perché pensa che sia giusto farlo, indipendentemente che sia realmente o univocamente giusto, anche a costo di intralciare fisicamente il proprio percorso. Blandamente, se noi troviamo che Zoro faccia il figo è perché lui "è" figo.
Se il personaggio ritenuto universalmente "figo" (al di là che possa o meno piacere soggettivamente) è uno stereotipo largamente utilizzato negli shonen manga (ricordiamo anche il lavoro di Oda svolto con Katakuri nel trattare proprio questa categoria di personaggi), Sanji si pone in una condizione differente, contrapposta, ma egualmente discutibile riguardo agli esiti delle proprie azioni. A differenza di Zoro, Sanji non "è" figo, ma "fa" il figo. È un concetto su cui ci si è soffermati veramente poco in questi anni di serializzazione – italiana – di ONE PIECE e, ironicamente, è una caratteristica erroneamente attribuita proprio a Roronoa anziché a Gamba Nera. La differenza tra "essere" e "fare" risiede proprio nelle motivazioni più semplici che ci portano a voler fare i fighi – i belli – agli occhi degli altri: ricerca di apprezzamento, consenso, accettazione, approvazione. Guardandovi con gli occhi di oggi, probabilmente, anche voi potrete riconoscere di aver fatto i fighi in passato (o almeno ci avete provato, anche solo una volta), quasi certamente nel periodo delle scuole medie o giù di lì. E già questa mia considerazione vi aiuta a comprendere perché ho definito Sanji un bimbo in cerca di attenzioni, ma probabilmente non a comprenderne le reali ragioni.

Ci sono molti esempi da poter tirare in ballo per descrivere il "far figo" di Sanji, tuttavia sarà sempre fumosa la linea di demarcazione che ci porta a distinguere "fare" da "essere". Sanji è il cacciatore nella foresta durante la stagione di caccia, Sanji è colui che si è acceso una sigaretta con i fulmini di Dio: come possiamo comprendere se "è" o "fa" se non è lui a dircelo sinceramente?
L'esempio risolutivo che voglio portare alla vostra attenzione per rispondere a questa domanda riguarda degli eventi ben precisi nella macro-saga della Baroque Works che, secondo me, ci sono sfuggiti a lungo per via di traduzioni errate o comunque poco attente ad alcuni dettagli che scavano direttamente nel cuore dei personaggi (insomma, parliamo di testi che non vanno solo tradotti ma anche compresi; su due piedi vi consiglio la versione a colori presente su Kissmanga).
Durante gli avvenimenti della saga di Alabasta, Crocodile riesce a imprigionare Luffy, i suoi compagni, la principessa Vivi e il capitano della Marina Smoker. Il flottaro crede di avere tutto sotto controllo, di essere riuscito a fermare l'avanzata di quel gruppetto di ficcanasi forse un po' troppo fortunati. Non ha però considerato alcune falle generate, ironicamente, da alcuni membri della Baroque Works stessa e una di queste falle si chiama proprio Sanji – anzi, Mr. Prince. Il piano di Mr. Prince prevedeva di distrarre Crocodile per entrare all'interno del suo quartier generale e soccorrere furtivamente i suoi compagni. Gli elementi che ci fanno riflettere riguardano i continui dettagli che Sanji include all'interno del suo personaggio, identificato in quel momento come Mr. Prince ma piena espressione di ciò che vorrebbe essere Gamba Nera (difatti, durante gli scontri decisivi specificherà apertamente di non chiamarsi Mr. Prince, bensì Sanji, un eccellente cuoco dei mari).
Innanzitutto, l'identità di Mr. Prince viene ideata, presumibilmente, nel periodo che intercorre tra la saga di Little Garden e la vera e propria saga di Alabasta. Sin dagli inizi della macro-saga della Baroque Works, tuttavia, ci sono altri personaggi che rispondono a soprannomi o alias presentanti "Mr." al loro interno. Crocodile è uno di questi ed è proprio Sanji a intercettare una chiamata di Mr. Zero. Tuttavia, Mr. Prince si contrappone in maniera del tutto naturale a Mr. Bushido, il nome con cui Vivi è solita chiamare Zoro (nella mia rapidissima ricerca l'ho ritrovato nel capitolo 111, se volete darci un'occhiata). Non vi è il bisogno di spiegare nuovamente a quali tradizioni culturali Zoro e Sanji si accostano, ma è doveroso spiegare la differenza di rapporto che i due giovani hanno con la principessa Vivi. Difatti, a Zoro non cambia praticamente nulla essere trattato con riguardo da Vivi, ma Sanji gradirebbe volentieri le attenzioni e i vezzi della principessa. Mr. Bushido è nulla più che un amichevole soprannome nato quasi per caso, ma è assai coerente che Sanji abbia facilmente frainteso ed esasperato tale confidenza, tanto da arrivare a costruire una sua identità che meglio si accostasse alla figura della principessa.
Sanji caratterizza Mr. Prince con i tipici occhiali a lenti gialli, una scelta puramente estetica, ma considerati di notevole importanza per l'interpretazione del suo ruolo. Non è la prima volta che Sanji ci dimostra di tenere al suo aspetto e alla visione che gli altri hanno di lui. Ce lo dimostrò chiaramente quand'era da poco salpato con Zef in quell'avventura denominata "ristorante sul mare". Nelle poche vignette di flashback incluse nel finale della saga del Baratie, Sanji ci dice chiaramente di aver iniziato a fumare perché ormai si considerava grande, adulto. O almeno questa era l'idea che voleva trasmettere agli altri, nonostante fosse consapevole che il fumo avrebbe potuto compromettere la sua attività principale di cuoco. Un comportamento infantile verosimile e comprensibile per un bambino. Ma Sanji è cresciuto. Tuttavia, nonostante sia ormai preda del vizio (un fattore che esula dalla mera volontà di fumare o meno), non smette di utilizzare il fascino, o presunto tale, che la sigaretta crede gli dia. In tal senso, gli occhiali a lenti gialle servono al medesimo utilizzo.
Abbiamo parlato di una caratteristica puramente estetica, ma abbiamo anche discusso di come Sanji dia particolarmente peso a questo aspetto. D'altra parte, Sanji continua a caratterizzare sé e Mr. Prince proprio facendo attenzione a quanto gli altri dovrebbero poter pensare di lui. Un'altra peculiarità di Mr. Prince è quella di essere un uomo sfuggevole e dalla spiccata sagacia, di indefinita natura, ma al contempo incredibilmente partecipe. Sanji riesce egregiamente nella sua interpretazione, arrivando a soggiogare Crocodile quel tanto che basta per avere via libera nel salvataggio dei suoi compagni. E qui arriva la nota drammatica del personaggio, totalmente incapace di fare a meno degli apprezzamenti e della gratitudine altrui tanto da comportarsi incoscientemente e ricadere, nuovamente, nell'infantilità. Perché è incosciente attendere l'arrivo di Vivi seduto alle slot-machine, mentre le mura circostanti crollano e i propri compagni sono intrappolati chissà dove. Ma prima di accogliere Vivi, Sanji aveva bisogno, aveva la necessità di costruirsi un teatrino, un'entrata in scena. È lo stesso Oda a sottolineare l'instabilità presente alle spalle dello spettacolo offerto da Sanji: ci mostra Robin osservare Sanji entrare nel Rain Dinners, descrivendo l'operato precario del cuoco che procede per pura omertà del "nemico"; ci mostra Sanji compiacersi di sé mentre entra nel casinò, descrivendo l'infantilità del cuoco che già pregusta le lodi che gli riserveranno i compagni.

Inscenare situazioni per puro compiacimento di sé, spesso solo per avere l'ultima parola in merito a una questione, come – dicevo – un bimbo capriccioso che crede di aver capito tutto e cerca di mantenere cocciutamente le redini di eventi evidentemente superiori: fare il figo. In questo modo anche situazioni come Sanji che si accende la sigaretta col fulmine di Enel si traducono come l'ultimo fastidioso appunto di una persona cui l'avversario non ha il minimo interesse. Come Robin osservava Sanji entrare al casinò, Enel osserva con biasimo Sanji crollare dopo il suo ultimo e ininfluente intervento. La famosa battuta del "cacciatore" rivolta a Jabura, possessore di un frutto che permette di assumere le forme di un lupo, risulta nient'altro che una controffensiva verbale e superficiale basata nient'altro che sulle fattezze fisiche dell'avversario, un modo per imprimere nuovamente un controllo sui fatti e le persone che Sanji si ritrova ad affrontare. 
In particolare, questa peculiarità di utilizzare le caratteristiche fisiche degli avversari per tallonarli incessantemente si manifesta come un insano razzismo del personaggio. Anche contro gli uomini-pesce ad Arlong Park, Sanji non si risparmiò con le offese al nemico, sfruttando inoltre il suo talento di cuoco per sottomettere verbalmente l'avversario. Se Luffy e Zoro prendono come dati di fatto le peculiarità – fisiche e non – dei propri avversari, stabilendo anche del dialogo, Sanji diviene e si impone come carnefice letterale del proprio contendente, auto-elevandosi rispetto a Kuroobi in quanto cuoco, avente per cui il diritto di trattare come meglio crede le carni di nient'altro che un pesce. Dovessimo continuare a parlare di discriminazione, il personaggio di Sanji ne avrebbe molte altre da dire anche sugli okama. Fortunatamente per loro, Oda ha deciso di costruire dei rapporti tra il cuoco e gli okama, sviluppando un percorso intrapreso ad Alabasta con la conclusione dello scontro con Bentham. A fronte di ciò, evito di dilungarmi ulteriormente su questi comportamenti negativi di Sanji, che si possono benissimo racchiudere in un unico calderone di intolleranza per il diverso.

Lungo questa traversata alla scoperta delle differenze tra "essere" figo e "fare" il figo, inoltre sotto l'ottica che vi offro, sono evidenti i comportamenti di Sanji che delineano tutt'altro che l'immacolato cavaliere che vorrebbe essere. Togliendo anche solo gli aspetti puramente negativi, rimarremmo con un personaggio che agisce con l'intento di avere la nostra gratificazione, badando bene di curare in primis la propria immagine piuttosto che i dettagli e le funzionalità ultime delle proprie azioni.
Solitamente, è Sanji stesso a smascherare le proprie recite, facendo trapelare inconsciamente ciò che veramente voleva ottenere dalle sue "generose e sagaci" azioni. Quando si ritrova a salvare Nami o Robin, infatti, Sanji imbastisce un teatrino fatto di silenzio, gestualità e frasi a effetto molto studiate che possano in qualche modo dipingerlo come "'sto gran prezzo di figo". Tuttavia, ben presto Sanji abbandona il palco per crogiolarsi tra le finte o vere lodi delle due donne. Il lettore è portato a non dar peso a questo passaggio perché preso dalle reazioni scomposte dell'intera ciurma, tra cui gli schiamazzi dei componenti più infantili e impressionabili (Luffy, Usopp, Chopper). Zoro è invece colui che preme, con molta schiettezza, a sottolineare la cura con cui Sanji si dedica a perder tempo.
Le liti tra Sanji e Zoro sono il tratto distintivo del loro rapporto e degli attriti ideologici li avevamo già intravisti proprio nella saga del Baratie, quando Sanji commentava il comportamento tenuto da Zoro nello scontro con Mihawk. I due personaggi, tuttavia, si sono sempre spalleggiati e lo stesso Oda sottolinea spesso la natura della loro rivalità, addirittura dai tempi di Little Garden, proprio per non far passare un messaggio di becera inimicizia tra i due. Difatti, come ricorderete, la loro sfida di Little Garden nacque coincidenzialmente in parallelo a quella dei giganti dell'isola, personaggi dai quali passano parte dei temi trattati nella macro-saga della Baroque Works, in quel viaggio volto a spiegare alla principessa Vivi le realtà e le sfaccettature che si celano dietro un conflitto, anche il più misero dei bisticci tra amici. Snocciolare ulteriormente quegli eventi significherebbe distaccarsi troppo dagli argomenti principali, ciò che mi interessa sottolineare è l'influenza che "testa di muschio" ha su Sanji. Il cuoco riconosce il valore e la moralità delle azioni e dei punti di vista di Zoro, rispettandone le scelte e spesso condividendone le parole sulla dura realtà della convivenza in mare. In particolare, al termine della saga di Thriller Bark, subito dopo l'attacco di Kuma, Sanji riferisce ai Risky Bros. di non dire nulla dell'accaduto agli altri componenti della sua ciurma, in quanto Zoro non agisce per ricevere gratitudine. Lo abbiamo detto prima, Zoro non prende le sue decisioni per gratitudine o circoscrizione di un momento; e Sanji lo sa bene. Proprio con la consapevolezza che dovrebbe avere il lettore, Sanji riconosce in Zoro grande virtù e cerca di farne ammenda per divenire un uomo di egual valore. È sempre attento a ciò che riguarda il suo rivale (ricordiamo quanto detto su Mr. Prince) e cerca, seppur a volte nella maniera errata, di emularne le gesta pur avendo dei principi spesso totalmente contrapposti. Probabilmente, prima di Bartolomeo, è Sanji il più grande fanboy di Zoro. 
Dal canto suo, Zoro comprende la presenza di turbamenti e conflitti interiori in Sanji, tanto da stuzzicarlo volentieri ed esporlo ai percorsi che il cuoco dovrebbe realmente seguire per divenire ciò che si è prefissato di essere. A Zou, Luffy ipotizza addirittura che Zoro sia molto preoccupato delle sorti di Sanji, finito tra le grinfie di Big Mom per cause allora poco chiare. Sarà proprio a Whole Cake Island che verremo a conoscenza del passato di Sanji e inizieremo a comprendere le ragioni dietro i controversi comportamenti che delineano il personaggio di Gamba Nera.

A questo punto del mio... saggio (?) sul personaggio non credo ci sia il bisogno di ribadire che quanto dipingo di Sanji è un tassello di una caratterizzazione ben più ampia e complessa. Nel corso della lettura di ONE PIECE mi sono chiesto se stessi sbagliando l'interpretazione del personaggio, perché effettivamente Sanji, così come lo descrivo, sembra tutt'altro che una figura positiva da proporre a un ragazzino; soprattutto se quel ragazzino è nel pieno dell'età in cui cerca di emulare ciò che crede sia figo, nell'età in cui cerca il consenso e l'apprezzamento, nell'età in cui cerca di distaccarsi dalla sua natura di bambino per seguire gli adulti negli ambiti che più lo aggradano. Ma è proprio qui che ci rendiamo conto di quanto effettivamente Sanji abbia da condividere con i ragazzini che leggono le sue avventure a bordo della Thousand Sunny. Ed è proprio da questo che Oda ha deciso di narrarci i primi anni di Sanji, di raccontarci quel passato precedente al Baratie, da molti sospettato e a volte temuto (oh, sì, i secondi flashback dei Mugi sono da temere tantissimo).
L'infanzia di Sanji si è caratterizzata di violenze e soprusi all'interno della reggia dei Vinsmoke. I suoi tre fratelli hanno sempre tenuto a precisare la differenza tra loro e Sanji, un atteggiamento "programmato" per essere tenuto in guerra contro i nemici. Tuttavia, nemmeno Judge poteva prevedere che l'avventata assunzione di farmaci di sua moglie avrebbe reso debole uno dei suoi figli, uno dei suoi esperimenti: Sanji è l'autentico fallimento del Regno della Scienza. Se da una parte la madre di Sanji ha cercato di coltivare in lui il meglio della cordialità e dell'altruismo umano, il resto della famiglia Vinsmoke ha permesso al giovane cuoco di crescere nient'altro che nella discriminazione, nella disparità, nell'annotazione delle diversità. Inconsciamente Sanji ha tenuto fede al desiderio di sua madre di avere un figlio "normale", ma per dimostrare la propria normalità al mondo Sanji non aveva altro che i mezzi appresi dalla convivenza con i fratelli. Nell'atto di costruire sé stesso, Sanji discriminava il diverso. Gli anni nel regno natio furono quindi precettori di squilibrate logiche comportamentali, tanto influenti da arrivare a corrompere la reale natura candida e innocente di Sanji e da travisare parte degli insegnamenti della madre Sora. Ciò si nota in particolare in una delle tanto decantate peculiarità di Sanji: l'amore per le donne.

Ho sempre trovato che non quadrasse qualcosa nel rispetto verso le donne che Sanji cerca di auto-celebrarsi. Ormai è chiaro a quali stereotipi Oda si volesse rifare nella creazione del personaggio, ma mi chiedevo quanto effettivamente Oda comprendesse le logiche e le argomentazioni di questo stereotipo di carattere occidentale e quante delle sue usualità orientali intaccassero la stesura del personaggio. Un pensiero non proprio nobile da fare dopo che si sono descritte le falle comportamentali di un eroe imperfetto come Sanji, ma d'altronde capita anche a noi di non comprendere appieno (se non con dello studio) logiche e riferimenti basilari della cultura giapponese, così come spesso non cogliamo fatti e usanze della pirateria classica, giusto per citare un esempio di stampo occidentale distante da noi tanto quanto lo sono le quotidianità giapponesi. Beh, se Oda avesse o meno compreso la vera natura del personaggio che stava per scrivere non lo so ancora, ma di certo con la saga di Whole Cake Island e il nuovo flashback proposto è arrivato a giustificare e colmare tutte le lacune del personaggio e dei suoi torbidi comportamenti.
Le uniche persone che abbiano mai aiutato Sanji durante l'infanzia sono state sua madre Sora e sua sorella Reiju, due donne che brillavano tra le nefandezze di casa Vinsmoke. Il rapporto instaurato da Sanji con le sole due donne che abbia mai frequentato da piccolo risulta rivelatore sull'atteggiamento con cui il personaggio si relaziona con le persone circostanti. Il modo aggressivo con cui Sanji è solito rapportarsi con gli altri uomini rispecchia notevolmente quanto vissuto nei primi anni di vita con gli uomini della famiglia; ci basti ricordare l'atmosfera condivisa sul Baratie, il suo rapporto con Zef e, come poc'anzi spiegato, la sua rivalità con Zoro. Ma se questo comportamento riottoso definisce semplicemente l'atteggiamento infantile già analizzato del personaggio, ciò che risulta dannoso e nocivo è senza ombra di dubbio il suo rapporto con le donne.
Non avendo avuto altre guide all'infuori della madre e della sorella, Sanji ha sviluppato un'insana divinizzazione della donna che lo porta a comportarsi in maniera opposta a quanto vorrebbe dimostrare. Il principio alla base della galanteria di Sanji risiede nell'esplicita volontà di non colpire mai e poi mai una donna. Una morale che in pirateria risulta ottusa, come Oda ha avuto premura di specificare, non solo presentandoci un gran numero di piratesse di tutto rispetto, ma anche portando Sanji a doversi relazionare aggressivamente e forzatamente con l'altro sesso. Lo scontro con Kalifa descrive appieno il disagio vissuto da Sanji, incapace mentalmente di colpire la donna – anche se ella stessa ne riconosce le incredibili doti combattive – e incapace di ritirarsi dal conflitto che mette in gioco la vita di Robin. Sarà Nami ad ammonire il comportamento di Sanji, nonostante i toni quasi materni utilizzati contro il compagno ferito. Purtroppo per Sanji, questo atteggiamento non risulta rispettoso nei confronti della donna: tutt'altro! Contro Kalifa si nota più che mai: Sanji mette inconsapevolmente la donna in un piano eterno di inferiorità, incoscientemente affermando che esse non potrebbero mai soggiogarlo se non per sue mancate azioni.
A Whole Cake Island, tuttavia, Oda mette Sanji di fronte alla realtà e non solo racconta come il personaggio sia arrivato ad avere quella visione distorta dei suoi principi, ma lo pone anche nella situazione di subire inconsapevolmente ma efficacemente le macchinazioni di una donna. Tutto ciò avviene, tra l'altro, su un palcoscenico, in uno degli spettacoli tanto amati da Sanji; un palcoscenico che, tuttavia, mette in luce la realtà oltre la fantasia. Non vi è il bisogno di dilungarsi eccessivamente sulla presenza di questi temi nella saga di Big Mom, ma basta ricordare come le fantasie di Sanji di divenire il principe di una donzella in pericolo si siano rivelate quanto di più distante possibile dalle sue solite fantasticherie, a partire proprio dal suo ruolo di principe: non cavaliere errante delle fiabe, bensì terzogenito di una famiglia nobiliare di assassini. Il palco che Sanji cerca costantemente, a Whole Cake rappresentato dall'altare su cui sta per sposarsi con la sua manipolatrice, diviene teatro delle più cruenti e feroci realtà.

Abbiamo discusso del presente di Sanji; abbiamo parlato del presente di Sanji; come può concludersi il personaggio di Sanji al termine del suo e del nostro viaggio?
Questa è una domanda complessa e rispondere è assai difficile, perché da tempo siamo entrati in un campo inesplorato della narrazione di ONE PIECE che sta facendo capo a molti dei grandi quesiti rimasti a lungo senza risposta. Se alla fine tutto quadrerà realmente non lo possiamo sapere e come Oda abbia intenzione di mettere la parola fine sui suoi personaggi non lo possiamo prevedere.
L'esperienza acquisita a Whole Cake Island sarà sicuramente d'insegnamento a Sanji e, dal canto mio, spero possa venir accentuata maggiormente la rivalità con Zoro riguardo le donne, portando magari un parallelismo con l'eterno conflitto dello spadaccino con la sua amica perduta. Un'altra speranza, assai più difficile da vedere realizzata, è che Oda possa impiegare la stessa brutalità utilizzata a Whole Cake per rivelare, magari, che la leggenda dell'All Blue perseguita da quel moccioso di Sanji... sia veramente una leggenda. Come successo per la scelta di rivelare che Sanji è realmente un principe - seppur non quello che egli desiderava - lo troverei senz'altro un ottimo modo per sottolineare la crescita di un personaggio spesso in bilico tra l'infantilità e la maturità. Tuttavia, nelle leggende vi è sempre un fondo di verità, e come Sanji potrebbe realmente diventare il principe azzurro a cui tanto ambisce, non è detto che non riesca a trovare la sua personale interpretazione del mito del "Grande Blu".

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